Una volta che avrete imparato a volare, camminerete
sulla terra guardando il cielo perché è là che siete stati ed è là che
vorrete tornare. (L. da Vinci)
Visualizzazione post con etichetta Bambini e affini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bambini e affini. Mostra tutti i post
martedì 28 febbraio 2012
lunedì 30 gennaio 2012
Domenica pomeriggio
Domenica pomeriggio ho fatto una full immersion melodica.
Sono andato a trovare due nipoti - 12 e 14 anni - che non vedevo da parecchio tempo. Conoscendo la smodata passione musicale di questi pargoli, ho chiesto notizie sulla loro collezione di CD.
Sono andato a trovare due nipoti - 12 e 14 anni - che non vedevo da parecchio tempo. Conoscendo la smodata passione musicale di questi pargoli, ho chiesto notizie sulla loro collezione di CD.
Etichette:
Bambini e affini,
Beata gioventù
sabato 21 gennaio 2012
Buon sangue non mente
“Caro Jim Carrey < ... > Io, qualsiasi cosa succedesse, non mi metterei mai contro di te, perché come nel tuo film (un’impresa da Dio – N.d.R) potresti farmi uscire una scimmia dal sedere e questa è una cosa che nella vita non vorrei mai provare”
Da “Scrivi una lettera ad un personaggio famoso che per te rappresenta un mito” – Tema di verifica di Italiano – Figlio di MaiMaturo, 2^ Media.
Da “Scrivi una lettera ad un personaggio famoso che per te rappresenta un mito” – Tema di verifica di Italiano – Figlio di MaiMaturo, 2^ Media.
Etichette:
Bambini e affini,
Beata gioventù
lunedì 21 novembre 2011
Sette metri in trenta minuti
Ogni benedetta sera c'è il rito della messa a riposo del figlio.
“Figlio, è ora”
“No, ancora cinque minuti”
“Vai che sono già le dieci e mezzo”
“Posso andare a letto alle dieci e trentatré?”. L’orario, proposto in alternativa, varia in base al mio tono di voce; al pacato rilancia di dieci-quindici minuti, al perentorio di tre-cinque.
“Adesso fila a letto!”
“Vado, vado. Che palle!”
E qui si inserisce il "fattore zaino".
Caso uno: zaino non pronto. “Lo sai che devi prepararlo subito dopo cena. Fila a farlo che se vengo, ti ribalto”. Il ragazzo parte e guadagna altri cinque minuti di veglia.
Caso due: zaino pronto. Il ragazzo guadagna comunque cinque minuti, tergiversando, ma almeno non mi altero.
"Ci siamo quasi" penso.
“Mi accompagni?”, chiede.
“Andiamo dai!”
Arriviamo nella stanza: indossa, con calma, il pigiama e si mette a letto. “Strano”, penso. Infatti: “Non mi sono lavato i denti!” esclama, rammaricato per la dimenticanza. La mia parte zen assume il comando: ”Vai, caro(gna), a lavarti i denti”. “Prima che te li butti giù io!” - questa è la mia parte dark, che non ha diritto di parola.
Dopo un po’ torna e si corica.
“Ciao bello, buonanotte”
Due giri nel letto e “Non ho salutato la mamma... ”
La mia pressione ormai è fuori scala, lo zen sta per essere preso a morsi dal dark. Nonostante tutto riesco a pronunciare un serafico “Vai a salutarla”. Si rialza, va in soggiorno e saluta la mamma. Si erano già abbracciati venti minuti prima, nella parte iniziale del gioco, ma tant’è.
Torna in stanza e si sdraia; però a terra, sul tappeto. Ridendo se ne esce con un ” Dormo qui”.
Per controllare l'anima dark - ormai padrona del campo - mi mordo la lingua: “Pferchfè fnon fvafi a leftto?”.
“Il letto cigola troppo”, risponde pacifico e beato.
“Figlio, adesso, se non fili sotto le coperte, ti metto una mano in bocca e ti tiro fuori la gamba!”. Convinto più dalla scomodità del pavimento che dalla trita minaccia, abbandona il tappeto. Finalmente è orizzontale, a letto.
Lo saluto e me ne vado. Mi concede il tempo di fare tre passi e poi “Papà! Mi son dimenticato di bere!”. Con la bava alla bocca - sarà per la lingua morsicata - e la pressione alle stelle mi trascino in cucina, prendo la bottiglia dell’acqua e disseto l’assetato.
“Buonanotte papà”.
“Ciao meraviglioso, dormi bene.”
Trenta minuti estenuanti. Ma non li cambierei con nient'altro.
“Figlio, è ora”
“No, ancora cinque minuti”
“Vai che sono già le dieci e mezzo”
“Posso andare a letto alle dieci e trentatré?”. L’orario, proposto in alternativa, varia in base al mio tono di voce; al pacato rilancia di dieci-quindici minuti, al perentorio di tre-cinque.
“Adesso fila a letto!”
“Vado, vado. Che palle!”
E qui si inserisce il "fattore zaino".
Caso uno: zaino non pronto. “Lo sai che devi prepararlo subito dopo cena. Fila a farlo che se vengo, ti ribalto”. Il ragazzo parte e guadagna altri cinque minuti di veglia.
Caso due: zaino pronto. Il ragazzo guadagna comunque cinque minuti, tergiversando, ma almeno non mi altero.
"Ci siamo quasi" penso.
“Mi accompagni?”, chiede.
“Andiamo dai!”
Arriviamo nella stanza: indossa, con calma, il pigiama e si mette a letto. “Strano”, penso. Infatti: “Non mi sono lavato i denti!” esclama, rammaricato per la dimenticanza. La mia parte zen assume il comando: ”Vai, caro(gna), a lavarti i denti”. “Prima che te li butti giù io!” - questa è la mia parte dark, che non ha diritto di parola.
Dopo un po’ torna e si corica.
“Ciao bello, buonanotte”
Due giri nel letto e “Non ho salutato la mamma... ”
La mia pressione ormai è fuori scala, lo zen sta per essere preso a morsi dal dark. Nonostante tutto riesco a pronunciare un serafico “Vai a salutarla”. Si rialza, va in soggiorno e saluta la mamma. Si erano già abbracciati venti minuti prima, nella parte iniziale del gioco, ma tant’è.
Torna in stanza e si sdraia; però a terra, sul tappeto. Ridendo se ne esce con un ” Dormo qui”.
Per controllare l'anima dark - ormai padrona del campo - mi mordo la lingua: “Pferchfè fnon fvafi a leftto?”.
“Il letto cigola troppo”, risponde pacifico e beato.
“Figlio, adesso, se non fili sotto le coperte, ti metto una mano in bocca e ti tiro fuori la gamba!”. Convinto più dalla scomodità del pavimento che dalla trita minaccia, abbandona il tappeto. Finalmente è orizzontale, a letto.
Lo saluto e me ne vado. Mi concede il tempo di fare tre passi e poi “Papà! Mi son dimenticato di bere!”. Con la bava alla bocca - sarà per la lingua morsicata - e la pressione alle stelle mi trascino in cucina, prendo la bottiglia dell’acqua e disseto l’assetato.
“Buonanotte papà”.
“Ciao meraviglioso, dormi bene.”
Trenta minuti estenuanti. Ma non li cambierei con nient'altro.
Etichette:
Bambini e affini
mercoledì 9 novembre 2011
Squola
Che mio figlio, in una ricerca di geografia, scriva “lamponia” invece di “Lapponia”, posso capirlo: ha trascritto in bella copia poco prima di cena e la fame fa questi scherzi.
Ma che la professoressa corregga “lamponia” in “Lamponia”, mette un po' in crisi le mie certezze, non solo quelle geografiche.
Ma che la professoressa corregga “lamponia” in “Lamponia”, mette un po' in crisi le mie certezze, non solo quelle geografiche.
Etichette:
Bambini e affini,
Fischi e fiaschi
martedì 8 novembre 2011
Lezioni di Economia
Mio figlio è appassionato di videogame; ne ha parecchi e, dipendesse da lui, passerebbe i pomeriggi inchiodato al DS.
Anche i suoi tre cugini condividono lo stesso interesse: quando s’incontrano, si siedono sul divano e giocano tra loro, ognuno con la propria consolle.
A dir la verità, in passato ero abbastanza prevenuto riguardo ai videogame; la modalità multiplayer, però, ha fatto piazza pulita delle mie remore: in fin dei conti i ragazzi socializzano e si divertono insieme.
Ogni tanto, i giovani mi chiedono di accompagnarli a vedere le ultime novità: io li porto in un negozio specializzato, mi metto in disparte e aspetto che scelgano.
Le uniche regole che ho imposto sono: individuare, al massimo, due giochi a testa e cambiare, spesso, negozio.
E’ bellissimo osservarli girare tra gli scaffali, con gli occhi pieni di meraviglia, intenti a decidere; in esposizione ce ne sono tantissimi, quindi la scelta non è facile.
La selezione dura, di solito, una ventina di minuti: alla fine i pargoli mi chiamano e indicano le otto preferenze.
Io, con discrezione, copio sull’agendina i titoli dei videogiochi. Poi andiamo a casa e li scarichiamo da internet.
Ah già: "ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale".(grazie Giovanni)
E mi raccomando: "Don't Try This at Home" (grazie La Donna Camèl)
Anche i suoi tre cugini condividono lo stesso interesse: quando s’incontrano, si siedono sul divano e giocano tra loro, ognuno con la propria consolle.
A dir la verità, in passato ero abbastanza prevenuto riguardo ai videogame; la modalità multiplayer, però, ha fatto piazza pulita delle mie remore: in fin dei conti i ragazzi socializzano e si divertono insieme.
Ogni tanto, i giovani mi chiedono di accompagnarli a vedere le ultime novità: io li porto in un negozio specializzato, mi metto in disparte e aspetto che scelgano.
Le uniche regole che ho imposto sono: individuare, al massimo, due giochi a testa e cambiare, spesso, negozio.
E’ bellissimo osservarli girare tra gli scaffali, con gli occhi pieni di meraviglia, intenti a decidere; in esposizione ce ne sono tantissimi, quindi la scelta non è facile.
La selezione dura, di solito, una ventina di minuti: alla fine i pargoli mi chiamano e indicano le otto preferenze.
Io, con discrezione, copio sull’agendina i titoli dei videogiochi. Poi andiamo a casa e li scarichiamo da internet.
Ah già: "ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale".(grazie Giovanni)
E mi raccomando: "Don't Try This at Home" (grazie La Donna Camèl)
Etichette:
Bambini e affini
martedì 25 ottobre 2011
Ovviamente
Me lo ricordo come se fosse ieri.
In effetti era proprio ieri, lunedì 24 ottobre.
Sto tornando dall’ufficio; come ogni giorno attraverso la piazza e, mentre sorveglio il traffico, i miei occhi sono improvvisamente attirati da qualcosa di anomalo.
Nel centro della piazza c’è una fontana; era lì anche il giorno prima, non è questa la cosa che mi ha incuriosito.
La bizzarria è data dalla presenza di un signore, seduto sul bordo della fontana e con i piedi a mollo nell’acqua – il giorno prima, son sicuro, non c’era.
Certo, fa freddino, però splende un bel sole; non è da escludere che l’acqua della fontana sia riscaldata, tuttavia l'uomo con i piedi in ammollo mi ha sconcertato.
Sconcertato a tal punto che mi sono avvicinato e, timidamente, ho chiesto: “Buongiorno, le serve qualcosa, posso esserle utile?”
Mi ha risposto: “Sì grazie, avrei bisogno di una salvietta”.
In effetti era proprio ieri, lunedì 24 ottobre.
Sto tornando dall’ufficio; come ogni giorno attraverso la piazza e, mentre sorveglio il traffico, i miei occhi sono improvvisamente attirati da qualcosa di anomalo.
Nel centro della piazza c’è una fontana; era lì anche il giorno prima, non è questa la cosa che mi ha incuriosito.
La bizzarria è data dalla presenza di un signore, seduto sul bordo della fontana e con i piedi a mollo nell’acqua – il giorno prima, son sicuro, non c’era.
Certo, fa freddino, però splende un bel sole; non è da escludere che l’acqua della fontana sia riscaldata, tuttavia l'uomo con i piedi in ammollo mi ha sconcertato.
Sconcertato a tal punto che mi sono avvicinato e, timidamente, ho chiesto: “Buongiorno, le serve qualcosa, posso esserle utile?”
Mi ha risposto: “Sì grazie, avrei bisogno di una salvietta”.
Etichette:
Bambini e affini,
Ordinaria follia
lunedì 10 ottobre 2011
I bambini ne sanno
Anche per mio figlio è arrivato il momento delle domande esistenziali: chi sono, dove vado, da dove vengo, perché sono qui, perché devo andare a scuola ...
Impreparato, come sempre, ho pensato che potesse essere utile far parlare, al posto mio, qualche grande maestro del pensiero moderno.
Ho cercato nella mia biblioteca: niente che m’ispirasse a sufficienza.
Sono passato, quindi, alla zona cd e qui ne ho trovato uno che mi sembrava adattissimo: "Il senso della vita" dei Monty Python.
L'ho inserito nel lettore e l'abbiamo guardato insieme.
Man mano che la trama si dipanava, controllavo mio figlio per vedere se dava qualche segno di disagio: il film tratta concetti molto profondi, che possono turbare le menti più giovani.
Invece no, sembrava tranquillo e molto concentrato.
Arrivati alla scena del grassone che, al ristorante, mangia e ingrassa e vomita e mangia ancora, mio figlio si è fatto più attento.
Quando poi, dopo aver mangiato tutto il mangiabile, ingoia la mentina ed esplode, mio figlio è sobbalzato sul divano, mi ha guardato serio e, indicando il televisore, ha esclamato: “Criminal mint!”.
Davanti a questi lampi di genio io rimango sempre basito.
Impreparato, come sempre, ho pensato che potesse essere utile far parlare, al posto mio, qualche grande maestro del pensiero moderno.
Ho cercato nella mia biblioteca: niente che m’ispirasse a sufficienza.
Sono passato, quindi, alla zona cd e qui ne ho trovato uno che mi sembrava adattissimo: "Il senso della vita" dei Monty Python.
L'ho inserito nel lettore e l'abbiamo guardato insieme.
Man mano che la trama si dipanava, controllavo mio figlio per vedere se dava qualche segno di disagio: il film tratta concetti molto profondi, che possono turbare le menti più giovani.
Invece no, sembrava tranquillo e molto concentrato.
Arrivati alla scena del grassone che, al ristorante, mangia e ingrassa e vomita e mangia ancora, mio figlio si è fatto più attento.
Quando poi, dopo aver mangiato tutto il mangiabile, ingoia la mentina ed esplode, mio figlio è sobbalzato sul divano, mi ha guardato serio e, indicando il televisore, ha esclamato: “Criminal mint!”.
Davanti a questi lampi di genio io rimango sempre basito.
Etichette:
Bambini e affini
giovedì 6 ottobre 2011
Un uomo, un perché
Conosco un tale che di mestiere faceva il meccanico di aerei.
Uno di quei superuomini che riescono a smontarti e a rimontarti un aeroplano in pochissimo tempo.
Non so se avete mai visto un aereo smontato: un insieme impressionante di pezzi, pezzetti e pezzettini, tutti con un loro perché.
E i cavi elettrici? No, dico, vogliamo parlare di tutti i fili che ci sono all’interno di un aereo? Guardate, io non li ho mai contati, però sono molti, moltissimi anzi tanterrimi (quei due – e dico due perché mi piace vantarmi – quei due santi uomini che mi seguono, sanno del mio rapporto malato con alcune parole).
Beh, insomma, per farla breve, quest’omino è andato in pensione da un paio di mesi.
Sapete come passa il tempo? "Va al bar", direte voi, "A pesca", "Io lo so, cura l'orto!".
No, niente di tutto questo. Ogni pomeriggio va al parco, suona una campanellina, soffia in un fischietto e si mette alla guida del trenino per i bambini.
Capite che tipo? Uno che sembrava tutto tecnica, fili, dadi e bulloni, abituato a preparare gli aerei e poi guardarli a testa in su, sempre con i piedi per terra, adesso guida un trenino pieno di bambini.
Mi piacerebbe tantissimo essere come lui, per molte ragioni.
Beh, innanzi tutto è riuscito ad andare in pensione, che al giorno d'oggi non è poco.
Poi è arrivato a un’età che, una volta, si definiva veneranda.
Soprattutto, però, è riuscito nell'impresa di mantenere uno spirito giovanissimo, da bambino.
Uno di quei superuomini che riescono a smontarti e a rimontarti un aeroplano in pochissimo tempo.
Non so se avete mai visto un aereo smontato: un insieme impressionante di pezzi, pezzetti e pezzettini, tutti con un loro perché.
E i cavi elettrici? No, dico, vogliamo parlare di tutti i fili che ci sono all’interno di un aereo? Guardate, io non li ho mai contati, però sono molti, moltissimi anzi tanterrimi (quei due – e dico due perché mi piace vantarmi – quei due santi uomini che mi seguono, sanno del mio rapporto malato con alcune parole).
Beh, insomma, per farla breve, quest’omino è andato in pensione da un paio di mesi.
Sapete come passa il tempo? "Va al bar", direte voi, "A pesca", "Io lo so, cura l'orto!".
No, niente di tutto questo. Ogni pomeriggio va al parco, suona una campanellina, soffia in un fischietto e si mette alla guida del trenino per i bambini.
Capite che tipo? Uno che sembrava tutto tecnica, fili, dadi e bulloni, abituato a preparare gli aerei e poi guardarli a testa in su, sempre con i piedi per terra, adesso guida un trenino pieno di bambini.
Mi piacerebbe tantissimo essere come lui, per molte ragioni.
Beh, innanzi tutto è riuscito ad andare in pensione, che al giorno d'oggi non è poco.
Poi è arrivato a un’età che, una volta, si definiva veneranda.
Soprattutto, però, è riuscito nell'impresa di mantenere uno spirito giovanissimo, da bambino.
Etichette:
Bambini e affini
venerdì 16 settembre 2011
Padri e figli
Quando sento dire che i genitori non riescono più a parlare con i loro figli, francamente mi stupisco.
"Non è possibile!" penso "Ma come si fa a non riuscire a parlare con i propri figli!! Ma come si fa a non instaurare un dialogo!!!".
Per sfatare questo inspiegabile luogo comune, ora vi racconto la conversazione appena tenuta con mio figlio, dodicenne.
Luogo: cucina-salotto
Ore: 12.30- Mattia (nome di fantasia –NdA), è pronto, vieni a tavola.
- ...................................
- Mattia?
- ...................................
- Bello, vieni a tavola?
- Non posso, devo finire il livello. (livello: stadio di gioco, nello specifico su DS - NdA)
- Salva e muoviti!
- Non posso salvare, devo finire la battaglia.
- Chiudi il coperchio che il gioco va in pausa!
- ...Ecco, mi hanno ucciso!! Colpa tua!!
- Vieni a mangiare che guarisci.
- ...................................
- Mattia?
- Uffa, cos'hai ancora?
- V I E N I A T A V O L A!!!
Finalmente arriva, si siede e, nell’attesa che le porzioni si scaldino nel microonde:
- Allora, tutto bene a scuola?
- Sì.
- Che materie hai avuto?
- Uffa, come faccio a ricordarmi le materie che ho avuto.
- Mattia, sei tornato da scuola quindici minuti fa!
- Che due scatole...allora ho avuto matematica...
- E poi?
- .....................................
- E poi?
- Poi cosa?
- Poi che materie hai avuto oltre, ..., oltre .... matematica.
- Poi italiano e religione... non religione, inglese.
- Matematica italiano e inglese?
- Noooo.
- Allora cosa?
- Non lo sooo, non mi ricordooo.
- Ha spiegato qualcosa di difficile, la prof di matematica ? (prof: professore/ssa - tentativo di diminuire il gap generazionale - NdA)
- Sì,.............no.
- Sì o no???
- Ma cosa dici!!! Non c’era matematica.
Il suono del microonde mette fine al dialogo.
Vabbè, a voler essere sincero fino in fondo, non sempre è così; anche a me qualche volta è capitato di non riuscire a parlare con mio figlio.
Etichette:
Bambini e affini
mercoledì 7 settembre 2011
Bad girl
Ho una nipotina di dieci anni, dolcissima, occhi azzurri, treccine, sempre ben vestita, ben educata, bussa prima di entrare, si pulisce la bocca prima di bere; quasi una donnina, si sarebbe detto una volta.
Ogni tanto, però, sfida il fratello quattordicenne a rutti – gioco tipicamente maschio, al meglio dei dieci.
E regolarmente vince.
Etichette:
Bambini e affini
giovedì 1 settembre 2011
Pensieri di settembre
Seduto comodamente in poltrona, sto per riprendere la lettura di un bellissimo libro, “il Palazzo degli specchi” di Amitav Ghosh.
Sul divano di fianco si è coricato mio figlio - undici anni - concentratissimo sul Nintendo DS, su chissà quale gioco.
Abbiamo appena terminato una partita a scala quaranta e, come quasi sempre, ho perso.
La stanza in cui ci troviamo è immersa in un notevole caos: libri, fogli, quaderni di compiti, scarpe, due lattine di coca-cola appoggiate in terra.
E’ vero, c’è disordine, ma la cosa non mi da’ particolarmente fastidio, non mi urta, anzi mi piace molto.
Il disordine, quello provocato dai bambini, è positivo, vitale, segno di un’esuberanza che si affievolisce e sparisce col passar degli anni, con il maturare.
Il mio ragazzo cresce, sta diventando adolescente e tutti questi momenti d’intimità, di gioco, di manifestazioni d’affetto esplicite e inaspettate - che solo certa età sa donare - diminuiranno, spariranno.
Spiazzato da queste riflessioni, appoggio il libro sulle ginocchia, guardo mio figlio, sempre assorto nei suoi mondi e mi concentro su tutti i pensieri e le emozioni che si affacciano alla mia mente: la gioia perché sta crescendo bene, la speranza che il suo futuro sia il migliore possibile e il dispiacere perché, comunque, la crescita equivale a una separazione, un distacco. Ed io non mi sento pronto.
Mi piacerebbe, ogni tanto, poter fermare il tempo per prolungare qualche momento meraviglioso e irripetibile che mio figlio mi regala.
Poi un'intuizione, che con prepotenza offusca tutto il resto: mi accorgo che, dopo aver passato buona parte della vita inseguendo la maturità, la razionalità, adesso cerco in tutti i modi di recuperare la spontaneità e l’innocenza della mia infanzia, quella capacità di vedere il mondo da un’altra prospettiva, di vivere ogni sentimento o emozione come se, in quel momento, non ci sia altro, salvo poi, in un attimo, cambiare.
Etichette:
Bambini e affini
venerdì 19 agosto 2011
Altre prospettive
Ieri sera ho fatto lo zio.
Con mio nipote, di 7 anni, siamo andati in bicicletta nelle vie del paese, alla ricerca di giardini e cortili in cui poter vedere le statue dei nanetti.
Questa ricerca aveva qualcosa di magico, trasfigurava il paese rendendolo simile ad un villaggio fantastico, mitico, in cui ogni angolo, ogni inferriata, ogni siepe poteva nascondere altri mondi, di fiaba.
Arriviamo nei pressi di una bella villa, sbirciamo nel giardino ed eccoli lì, quattro bei nanetti in cerchio intorno ad una fontanella.
Mio nipote è entusiasta, “Megabelli! Ma cosa fanno, la guardia alla fontana?”
“Certo!” rispondo “quella secondo me è una fontana molto rara. Guarda lì, in alto, sopra il cancello. Vedi che i padroni hanno messo le telecamere? Vogliono sapere chi ci va a bere.”
E lui “Ma quelle telecamere vedono quelli che stanno fuori e anche quelli che passano?”
“Sicuro!”
“Che signore superfortunato" mi dice "potrà vedere in faccia Santa Lucia, quando arriverà con i regali!”
Etichette:
Bambini e affini
domenica 7 agosto 2011
C'è sempre qualcuno più in gamba.
Vado volentieri al supermercato, mi dà sempre una certa soddisfazione arrivare alla cassa dopo aver fatto tutto il circuito tra gli scaffali, evitato persone, doppiato carrelli e, tra un sorpasso e l'altro, fatto la spesa.
Ieri, però, il solito piacere è stato accresciuto da un fatto sorprendente.
Arrivo alla cassa, mi metto in coda e conto i carrelli che mi precedono: cinque carrelli belli pieni.
Ipotizzo un'attesa di 10-15 minuti e, quindi, decido per l'inserimento del pilota automatico (sguardo fisso nel vuoto, occhio spento ma non troppo, controllo dell'allineamento del carrello con quello davanti).
Ed ecco il bello della vita, l'inaspettato, l'imprevisto capace di dare un nuovo senso alla giornata.
Mi si avvicina un bambino, di circa 8-10-12-14 anni - non sono mai stato bravo ad attribuire l’età alle persone, tendo a dire sempre 22 anni, ma questo era decisamente troppo piccolo per la mia età standard - mi si avvicina e “Signore, mi fa passare davanti?” dice con uno sguardo innocentissimo, mostrandomi che aveva solo due lattine di coca-cola.
Ipotizzo un'attesa di 10-15 minuti e, quindi, decido per l'inserimento del pilota automatico (sguardo fisso nel vuoto, occhio spento ma non troppo, controllo dell'allineamento del carrello con quello davanti).
Ed ecco il bello della vita, l'inaspettato, l'imprevisto capace di dare un nuovo senso alla giornata.
Mi si avvicina un bambino, di circa 8-10-12-14 anni - non sono mai stato bravo ad attribuire l’età alle persone, tendo a dire sempre 22 anni, ma questo era decisamente troppo piccolo per la mia età standard - mi si avvicina e “Signore, mi fa passare davanti?” dice con uno sguardo innocentissimo, mostrandomi che aveva solo due lattine di coca-cola.
Non so cosa scatti nella mia testa, in certi momenti: “Io non sono un signore, sono un pirata e, come certamente saprai, i pirati non fanno piaceri a nessuno”.
Lui mi guarda come se avessi fatto un'affermazione perfettamente logica e plausibile e: “Sono un pirata anch’io” mi risponde sorridendo.
“Allora" dico "dobbiamo sfidarci a duello. Chi vince passa davanti all’altro”.
Intanto la fila prosegue e la gente inizia ad osservarci (secondo me, alla parola “duello” qualcuno già stava scommettendo).
Lo guardo:“Scegli tu l’arma”.
Lui, senza esitare:“Ti sfido a biglie, sulla sabbia”.
Inutile, era più in gamba di me. Ho ceduto.
"Non posso giocare a biglie, ho le mani di legno e gli occhi di vetro, quindi mi arrendo, hai vinto tu. Passa pure”.
Tutto fiero e impettito il bambino ha preso il suo meritato posto nella fila, giusto davanti a me.
Domani però vado a lezione di biglie, sulla sabbia.
Etichette:
Bambini e affini
Iscriviti a:
Post (Atom)